intervista chiara landi
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Gisella Gallenca

Web e women empowerment – Intervista a Chiara Landi, Co-Founder Social Women Talk

La 1a edizione di Social Women Talk, l’evento web “al femminile” che si è tenuto a Roma lo scorso 17 settembre, è stato per me una bellissima occasione per uscire allo scoperto – dopo quasi due anni di lockdown e distanziamento – come Co-Founder e CEO Kaleidoc. Mi sono regalata questa giornata ricca non solo di contenuti e di idee, ma anche un’occasione di networking in cui è stato piacevole incontrare e conoscere altre professioniste del web, tante colleghe preparatissime ed entusiaste.

Una tra tutte, Chiara Landi. Social media marketer esperta, autrice di libri, speaker su molti palcoscenici (come SMAU, Web Marketing Festival, Social Media Strategies, Digital Innovation Days), ma soprattutto Co-Founder dell’evento. Ho voluto intervistarla, per farmi raccontare come è nata l’idea di Social Women Talk e per approfondire il tema del women empowerment attraverso il web, in cui anch’io credo moltissimo.

 

Se da un lato le professioniste del digitale sono in costante aumento, dall’altro sono ancora poche quelle tra loro che fanno divulgazione ed education, che salgono su uno stage e parlano del proprio lavoro, che si mettono a disposizione per fare squadra e crescere. Ed è proprio questa la mission di Chiara: far conoscere, far capire, dire ad alta voce che qualcosa si può fare attraverso il web e per le donne. 

Quando e dove nasce la tua passione per il web, che ti ha portata a voler lavorare in questo mondo?

La mia passione nasce da quando ero piccola. Avevo 11 anni, per motivi di salute sono stata costretta a passare diversi mesi a casa: ho scoperto il mio amore per il pc e il 56k. Il mio amore per il digitale, partita dalla creazione di siti internet e blog, si è trasformata in un lavoro durante il Dottorato.

Dopo aver studiato Marketing e Comunicazione nella laurea magistrale, ho capito che l’interesse per la comunicazione e il mio know-how digitale erano più di un hobby, e potevano trasformarsi in una professione.

 

Il fatto di essere donna in un ambito che, ancora oggi, viene a volte visto come prettamente maschile ha reso il tuo percorso più sfidante?

Non so se definirlo sfidante, sicuramente mi sono trovata in contesti prettamente maschili, aspetto che mi ha fatto riflettere e stimolato a cambiare la situazione. Essere l’unica donna in cattedra o su un palco in numerose occasioni mi ha permesso di rendermi conto che c’era qualcosa che non andava, e non bastava dare di più. Era necessario fare qualcosa affinché più persone si rendessero conto del problema.

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Prima di essere organizzatrice del Social Women Talk, vedo che sei anche stata speaker a eventi importanti come il Web Marketing Festival e SMAU Milano. Quanto l’esperienza come speaker ti ha ispirata nel creare questa iniziativa?

Gli anni passavano, la qualità era alta, ma qualcosa non mi tornava. Spesso nei panel il 90% dei relatori era rappresentato da uomini. Non c’era intenzionalità da parte degli organizzatori, ma il risultato era lo stesso. Spero che eventi come Social Women Talk possano essere uno stimolo per rendere i festival di settore più inclusivi e attenti ad aspetti che spesso non vengono considerati.

 

C’è un episodio particolare che ti ha fatto scattare l’idea di fondare il tuo evento?

No, si è trattata di una consapevolezza maturata nel corso degli anni. Com’è nata l’idea? Tanto lavoro, poco sonno. Un’illuminazione all’1 di notte e un messaggio vocale mandato alla mia co-founder e amica Noemi Giammusso. 

 

La pandemia è stato un periodo in cui, purtroppo, è emerso un rapporto delle donne con la carriera ancora problematico; in cui gli impegni familiari sono stati motivo di perdita del lavoro, invece che stimolo per il problem solving. Qual è il tuo “antidoto” per questo tipo di difficoltà comuni?

Non penso ci sia una ricetta per risolvere il problema. Penso che la soluzione passi attraverso piccoli grandi comportamenti quotidiani mirati a sradicare la cultura patriarcale del nostro Paese: sviluppare una mentalità per cui l’uomo non “aiuti” la donna in casa e con i figli, arrivando a capire che uomo e donna hanno la stessa responsabilità e peso nella gestione familiare. Esigere una parità di salario fra donne e uomini che non porti le prime a rinunciare al loro lavoro in quanto meno impattante sul bilancio familiare.

 

Empowerment attraverso il web. Se una donna che si avvicina a questo mondo cercando l’indipendenza economica o un modo per poter lavorare ti chiedesse da dove cominciare, che consiglio le daresti?

 

Studiare, formarsi, fare pratica, leggere, esercitarsi, fare network e credere in sé stessa.

 

Grazie ancora a Chiara per aver risposto alle domande! Speriamo di poter partecipare presto a una nuova edizione di Social Women Talk. 

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